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Biancade

BiancadeBiancade con molta probabilità deve il suo nome ai disboscamenti, le cosiddette “sbiancae”, dei fitti boschi della zona. L’etimologia più certa sarebbe quella germanica, in cui il termine “blank” corrisponde a “luminoso”, quindi evidentemente il toponimo identificava un luogo reso luminoso, una selva disboscata.

La località ha origine molto antiche, in prossimità del corso del fiume Vallio, nella zona di S.Andrea di Riul, infatti, sono state rinvenute testimonianze di un abitato risalente al Neolitico.
La comunità di agricoltori ed allevatori, denominata “cultura dei vasi a bocca quadrata”, che diede vita a questo villaggio, si stanziò nella zona durante la prima metà del IV secolo, ma è testimoniata anche la presenza di un precedente insediamento risalente al Neolitico Antico (fine V – inizi IV millennio a.C.).
Del periodo romano non abbiamo rilevanti informazioni, tuttavia sappiamo che il territorio biancadese era attraversato dalla strada romana Claudia Augusta Altinate, arteria di cui possiamo vedere ancor oggi il tracciato.
Ben più interessante è l’ipotesi dell’esistenza di una fortezza nel periodo medievale. Nonostante non ne siano rimaste tracce, alcuni documenti parlano di un castello fortificato in Biancade, forse sorto per concessione del re longobardo Berengario, assieme a quelli di Meolo e Medade (oggi Losson).
La fortificazione, proprietà dei Conti di Collalto, si trovava nell’area di confine con  Spercenigo (del cui comune Biancade in origine faceva parte) lì dove tutt’ora sorge la Chiesa di Santa Maria di Castello.
A partire dal Medioevo, la storia di Biancade si può ricostruire anche attraverso i personaggi che vi hanno soggiornato, primo tra tutti il Beato Enrico da Bolzano, un boscaiolo tirolese morto proprio nella località roncadese il 10 giugno 1315.

Anche Andrea Musalo, filosofo e matematico, maestro dei primi architetti del Settecento, dimorò a Biancade; così come Riccardo Selvatico, famoso commediografo ed iniziatore della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, che risiedette per lungo tempo assieme alla famiglia nell’omonima villa, detta anche “dell’Orso”.
Zona di retrovia dell’esercito che combatteva sulla linea del fiume Piave, Biancade è stata teatro delle tragiche vicende della prima guerra mondiale. Nella villa Selvatico aveva sede il comando tattico della terza armata e vi soggiornò anche il celebre poeta Gabriele D’Annunzio.

Il tratto caratterizzante della Biancade del Novecento è quello delle imprese artigianali ed industriali che, seppur con alterne fortune, hanno contribuito allo sviluppo economico del territorio.
Negli ultimi anni la località ha subito un rapido processo di urbanizzazione e numerose nuove famiglie vi si sono stabilite.

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Ultima modifica: Luned, 17 Novembre 2014 - ore 15:42


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